
Molta gente passa di qui.
Si affacciano, a volte con aria di superiorità, a volte timidamente, a volte con circospezione, più spesso con uno sguardo intenerito.
Le loro monete sono diverse, di rame acciaio alluminio rosse dorate argentee - leggere da accarezzare fra pollice e indice, spesse da lasciar rotolare sul dorso della mano.
C'è chi le getta noncurante, chi le accompagna fino all'ultimo millimetro, chi aspetta che la forza di gravità gliele strappi di mano, chi spera che la caduta disegni una splendida curva in aria, e si gode il tonfo e i cerchi sulla superficie dell'acqua. Molti di loro si affacciano solo per curiosità, altri - pochi - per annusare l'umido e il muschio aggrappato alla pietra. I bimbi si fermano per sognare di tesori di streghe e pirati imprigionati dietro la grata. Una donnabambina un giorno si è seduta con le gambe penzoloni sul muretto, e mi ha raccontato i desideri racchiusi in ognuno di quei centimetri di metallo. A volte la gente passa per rovistare grattando sul fondo, e andarsi a comprare un goccio di pessimo gin. C'è chi crede che donare una moneta valga un desiderio e chi invece pesca dal fondo e non restituisce nulla. C'è chi getta il suo oro solo per il piacere di vederlo luccicare, chi lo fa solo per potersi ammirare riflesso. C'è chi non riesce a scorgere il bagliore della pioggia dorata sul fondo, e si ferma alla ruggine della grata: distoglie lo sguardo e volta le spalle, infastidito.
Io rimango qui, giorno dopo giorno. Oggi depredato, domani più ricco.
Ma sempre vedo l'azzurro attraverso la grata, e il mondo riflesso negli occhi che s'affacciano.