un amico
M. ha occhi piccoli che si muovono rapidamente, mentre il resto del viso rimane fermo. Come una ruota mossa da un criceto impazzito, il suo cervello viaggia a mille, e mentre ti guarda lui ti scruta e contemporaneamente è a miglia di distanza. Il suo sassolino nell’ingranaggio sono un paio di scarpe allacciate e un maglioncino girocollo - punto d’equilibrio fra montagne russe d’eccessi. I suoi occhi dissotterrano e morbida la tua terra scivola fra i suoi sguardi, naturale. Le sue parole sono invasive e i tuoi gomitoli si dipanano al fuso delle sue frasi ben architettate. Le mani nelle tasche spingono sempre più giù e le spalle si stringono spesso, perchè quel QI troppo alto va schiacciato fra sbarre bianche e nere, senza lasciar spazio al grigio – via di fuga per spensieri spettinati. Le sue mani sono sempre alle prese con riccioli e barba, come a nascondervi quelle parole che si lascia scappare, a volte, imbottite fra equilibrate parentesi. Ti guarda, M., e quando tira fuori il suo cinismo il suo sguardo precipita fra le fessure delle mattonelle, ma poi, con un abbraccio, getta fra i sottintesi il bene che ti vuole. E’ tenero, M., fra le sue sbarre di sarcasmo.