di corde di chitarra e fumosi caffè
nascosto nell'aroma del quarto caffè della giornata, il giro di chitarra di a. .
esco e accosto la porta, perchè il suo sguardo fisso su una foto abbia il raccoglimento che merita, la delicatezza di un filo d'aria e di luce che filtrano con discrezione, senza illuminare nè rivelare.
i rumori di corde grattate che metterebbe in sottofondo, le canne che annebbiano la sua stanza, la voce raschiata da troppe sigarette, lo sguardo timido e le parole masticate come tabacco: a. è un accordo che non conosce.
a. a volte gli accordi se li inventa perchè non sa suonare la chitarra: a. non ha consapevolezza.
a., noi ci innamoriamo di persone che si nutrono dei loro stessi sensi di colpa.
a., noi non possiamo salvarle perchè loro non vogliono essere salvate.
lo conosco da pochissimo ma vorrei già abbracciarlo. dirgli di trovare in quei giri di chitarra qualcosa di più di un istinto di protezione inappagato, di lasciar perdere le tenerezze di persone che girano in tondo nei propri labirinti, di vedere solo i vicoli ciechi in cui ti conducono per mano, di trovare il suo ritornello e soffiare nelle orecchie di chi lo ascolterà tutto ciò che addensa nel fumo del suo tabacco, nelle sue poesie di rimbaud, nel suo manifesto del che, nella sua ingenuità di provinciale sbarcato troppo grande nel mondo, nel suo animo troppo femminile per sottostare a frustrazioni da cattoliche frigide.
a., facciamoci un altro caffè, fumiamo via il filo di pensieri che ci rimane.
stasera ti prendo e ti porto via.