La strana ragazza dalle mani troppo grandi disegnava fiori come case e alberi di filo interdentale. Lei e il suo principe di cartone correvano su biciclette di filo spinato e nel loro mondo dipinto a mano gli uccelli erano girandole di plastica. Il ragazzo strano sedeva in un angolo nascosto dietro fondi di bottiglia, ma non aveva mai bevuto un goccio in vita sua. Era nato con un cuore di paglia, un nido preconfezionato.
Se ci guardiamo negli occhi ci riconosciamo, quando abbiamo cuori che combaciano a formare una barca in un puzzle di pirati. Le nostre parole se apri la bocca calano in piogge torrenziali, ci raggelano sotto un getto d'aghi. Lascia andare la tua pelle lentamente, spogliati sensuale lasciando i tuoi polmoni pulsare all'aria aperta, voglio vederti respirare. Le tue vene pompare vita, il tuo cuore ondeggiare sulla riva del tuo sterno. Cosa siamo se non grovigli di vene e ossa sotto strati e strati di pelli per proteggerci in inverno. Spogliati e lascia la tua pelle appesa lì al sole. Voglio vederti in trasparenza attraversata dalla luce che proietti. Seduta su quella poltrona, con le gambe raccolte sotto il sedere, le mani posate sullo stomaco. Sei un cigno dalla testa timida e dalle lacrime di pece. La ragazza strana del banco in fondo. Io sono il ragazzo strano della prima fila, quello con gli occhiali a proteggergli il cuore che si specchia nelle equazioni di gesso sulla lavagna scura. Tu sei la ragazza strana che disegna di kajal il diario in rovina, tenuto insieme solo da uno spago. Legati stretti lontani dalle incolmabili distanze adolescenziali che nel giro di pochi anni crolleranno fragorosamente sotto i colpi dei nostri 15 minuti accademici e i suoni sintetizzati delle discoteche elettroniche pompati di speed. E non importerà più se entrando in casa riponevamo ordinatamente sulla scrivania i nostri libri già pronti per lo studio pomeridiano o se seminavamo il cappotto lo zaino le scarpe ad ogni passo penetrando la casa in cui siamo cresciuti. Ogni minuto è un atto di ribellione alla morte. Ogni minuto che decidiamo di fumare via in cerchi di alito e parole, guardandoci negli occhi ma perdendoci nella scenografia, in fondo è condensa che ritroveremo sui nostri finestrini correndo incontro alle giornate di infissi da rifare e scolapasta dai manici sciolti troppo vicini ai fornelli. Sarà il fruscio catastrofico di un respiro notturno a riportarci alla realtà. Ai miei occhiali a fondo di bottiglia e alle tue scarpe dai lacci diversi. Saranno le manifestazioni in cui tu urlavi la separazione dei tuoi genitori e i versi di Ovidio che io mi ostinavo a tradurre parola per parola con i miei cuscini di conoscenze sotto la sedia a farmi sentire più grande. Sarà la tua voce rauca un giorno dall'altra parte del mare a dirmi sai ti ho sognato ancora dietro i tuoi fondi di bottiglia e ho pensato che avrei voluto bloccarti lì, imprigionarti nell'immagine che si fa piccina se guardi le lenti di lato e si scompone a livelli multipli come un quadro cubista. Studiamo la prospettiva guardando le nostre vite come avessimo quarantanni, studiamo il tempo scomponendo i nostri movimenti come se potessimo rallentare le vite in corsa verso un copione già scritto. Lasciamo che lo sceneggiatore ci dipinga con le pance piatte e le lenti a contatto. Lasciamo che finga un po' per venderci un po' meglio, perchè un giorno possiamo avere ragazzine che ci fermano per strada e ci chiedano dov'è finito il ragazzo strano che si nascondeva dietro i fondi di bottiglia? Dov'è finita la ragazza strana che profumava di incenso e pashmina? Dove sono finiti i nostri strati di pelle a proteggerci dalla primavera? L'estate ha portato con sè frutti troppo maturi e fiori troppo fragili per resistere ai 40 gradi all'ombra. Li innaffio spesso con le lacrime e loro crescono di vetro e sabbia. Mi sveglio di notte e ci alito sopra per tenerli al caldo. Cresciamo anche noi concimati di finte verità e ogni giorno la metropolitana ci fa da tapis roulant di vita ed energia. Usciamo dalla porta principale con il sole che ci fora le pupille e pensiamo dov'è finito il ragazzo che si scioglieva dietro i fondi di bottiglia e ne avrebbe voluto tanto bere anche lui una e sognava seni sodi e cosce vellutate. Dov'è finita la ragazza strana che riempiva di inchiostro la sua rabbia e fingeva di avere lo sguardo troppo timido per stare su con la schiena. Ci chiederemo un giorno se veramente ne sarà valsa la pena di giocarci la vita ad una partita a carte infinita, in cui le carte si rimescolano sempre e chi è fortunato in amore vince sempre comunque. Ehi, lasciami il mio cuore nato con l'eco e la mia testa che ribolle di sangue di nichel. Lascia che due persone uniscano le loro emicranie per farne cerchi intorno alla testa e cefalee abnormi. Siamo esseri mitologici dalla testa di ricordi e dal cuore di polvere bianca. Lascia che la ragazza strana inforchi gli occhiali a fondo di bottiglia e ci veda meglio di prima perchè finalmente vede il mondo diritto, e prima lo vedeva storto e pensava forse dovrei mettermi gli occhiali. Lascia che il ragazzo strano perda i suoi occhiali per non perdere il suo sorriso e si scopra anche lui a dipingersi la vita.