Radici

Odore
di pietra impolverata e cotta dal sole.
di pane appena sfornato - mangiarlo con le mani, ancora caldo e umido, sulla strada per casa.
di erba e funghi spuntati dopo la pioggia.
del ragù della domenica.
del mosto già in fermentazione.
Bianco di lenzuola danzanti stese ad asciugare sui balconi.
Azzurro intenso di una soleggiata e secca mattina invernale.
Voci delle mamme che urlano ai figli di tornare a casa e smetterla di giocare al pallone. In dialetto.
Giallo del grano che il vento fa ondeggiare al sole.
Verde spento, cupo, malinconico di cespugli abbarbicati alla terra scura.
Grigio delle pietre che fanno capolino qua e là.
Cigolio della bicicletta arrugginita che il vecchietto spinge alle cinque del mattino per raggiungere il suo campicello, con le buste annerite e logorate dal tempo appese ai lati e ricolme dei suoi attrezzi - figura fuori dal tempo, catapultata da chissà quale passato - ostinato, coraggioso nel resistere al mondo.
Belato delle pecore che sonnolente si trascinano alla ricerca di un filo d’erba.
Sapore acre di una terra così poco accogliente. Addormentata, stanca.
Tutta la cupezza del verde degli ulivi.
Tutta la straordinarietà racchiusa nella semplicità di un cespuglio spoglio, di una vite che si arrampica al suo palo.
Terra nodosa, di radici, polvere e sassi.
Terra calda, di grano e sole autunnale.