Mab and the infinite sunshine of the spotless mind
Floating upon this surface for the birds
Mi siedo e il vimini crepita sotto le mie cosce, come foglia secca in un prato autunnale. Lenta, la prima scia bianca di latte detergente scioglie il nero del mascara. Un gesto violento, un solco nervoso, e il mio trucco da puttana scivola via, volgare e falso come la bigiotteria e i mobili fintobarocchi scintillanti nelle vetrine dei negozi leccesi. La finzione può essere nobile rivestimento di una realtà che vera non può mai essere fino in fondo. E la si può rincorrere, abbagliati. Ma anche la finzione dev’essere d’oro, come il platino che nasconde. La mia bigiotteria da quattro soldi e il mio trucco da puttana di quarta mano non possono che nascondere invece il nylon del bozzolo che mi sono costruita, giorno dopo giorno, illudendomi di poter diventare farfalla, prima o poi. Dovrei saperlo. I colori sgargianti delle ali che ho sempre invidiato: ecco la finzione perfetta. Ecco le variazioni sublimi delle tonalità di rosa azzurro giallo sulle loro ali, e la scia abbagliante che si lasciano dietro. Io invece mi porto appresso, goffa, la mia borsa di Gucci taroccata, e penso che, alla fine, il marchio non serve che ad attirare l’attenzione dei compagni di classe: che sia finto o vero, chi se ne frega. Deve solo abbagliare, specchio per le allodole. In fondo sempre finzione è. Ma anche la contraffazione è un’arte, anzi l’arte è finzione e la finzione è l’Arte per eccellenza - avrebbero dovuto insegnarmelo alle elementari insieme all’abc - e una cattiva attrice non può che fare un capitombolo maldestro e raccogliere i pomodori marci del pubblico, dopo lo spettacolo penoso che prova ad inscenare. Dovrei misurare meglio le parole – dovrei nascondermi sotto il velo di Finzione, indossare la maschera della tragedia e scodinzolare come una farfalla appena uscita dal bozzolo. Dovresti misurarle meno, le parole. - eccerto. E allora verrei fuori dal mio nylon, e vedreste la larva che sono. Un bellissima larva, ma sempre e comunque una larva. Che non ha ali da sbattere, ciglia da far vibrare, colori da far risplendere. Una magnifica larva, ma pur sempre, una larva. E le parole ci piaci di più quando sei naturale sono leggere, facili, ma inconsistenti come solo un po’ di fiato fra due corde vocali puo’ esserlo. E non portano con sè l’abbraccio che vorrei mi aspettasse la sera quando mi getto stravolta sul letto: non portano con sé che tiepida aria, sufficiente solo a tenere spalancate le mie palpebre pesanti di trucco, la notte, quando l’insonnia mi assale. E allora domattina le piante dei miei piedi saranno di nuovo su quel pavimento appiccicoso come catrame, e lenta indosserò le mie ali fucsia, pregando che, ancora per un giorno, nessuno si accorga dell’inganno.
peppe è andato sulla luna
Ti ho lasciata?! Io?! Come?! Quando?!Peppe era volato via con la sua bombetta vintage e la sua barba di pece e rovi.
E, mentre era via, il mondo aveva cambiato veste e Anna aveva mollato la presa, esasperata.
Legato al letto, lo hanno. Ma lui era un fuoco d’artificio, e sulla luna lo aspettavano il porto le puttane la poesia.
Il ritorno sulla terra è stato un capitombolo, finito nel suo monolocale a fuggire il bagliore di quella città che ha cercato a lungo, e conquistato in dieci giorni.
Peppe sei un grande - dicono gli altri, esaltati.
Peppe sta male – dice Anna, preoccupata.
Che cazzo dici?! – dice Peppe, punto.
Ma lei era l'unica che aveva capito, visto, previsto.
E Peppe adesso a La Maddalena non ci va più, e le puttane dello Stabile non gli interessano, perché con una donna ci sa andare solo se sa con cosa giocava da bambina.
Giocavi alle signore che prendono il the alla domenica? Bene, allora possiamo andare a letto.Peppe sa trasformare frustrazioni in vanti, timidezze in scene da primadonna.
Peppe mette in piazza tutto. E tutto è un’ora e mezza di show che scivola via dal suo cappello panamense.
Peppe cucina per accostamenti cromatici. Salsiccia e uva passa fatta assaggiare al volo,
perchè anche se sono le 3 di notte non puoi non assaggiarla. Non vedi come sono belle insieme?. E, la prima volta che mi ha invitata a cena, pasta marmellata di arance pistacchi bacche rosa. Le bacche rosa le mette ovunque.
Ho reso indispensabile l'inutile, dice.
Peppe mi chiama alle 12 del mattino per raccontarmi dell’ultima volta che si è masturbato pensando a me, e poi fa un inchino ed esce di scena, per poi trovare il palcoscenico vuoto, dopo la baldoria post-tournée.
Dopo solo un'ora che ci conoscevamo, Peppe mi ha recitato una poesia sulle mie tette.
Tu che ci presenti le tue tette come fossero una portata., mi ha detto a cena, seduto di fronte a me.
Peppe voleva solo una piantina da annaffiare sul balcone, e la sua leonessa ad aspettarlo fra le lenzuola.
Eppure adesso Peppe vaga sperduto fra le vie di una terra che non gli appartiene più, dopo aver visto il candore lunare, e per strada non ti afferra più e, invece che con una folla scomposta e maleducata di parole sceneggiate, ti colpisce più a fondo con un
ciuff ciuff più basso ma costante, denso e grigio. Ti racconta di come la pirata quarantenne riesca a stanarlo e portarlo in spiaggia a Genova Nervi, a curarli, i nervi. E di come lo psichiatra produca sonniferi per la sua poesia.
L’arte era sulla luna: e come fai a rinunciarci, alla luna, quando ti si presenta dietro l’angolo? E come fa Anna a fidarsi ancora? La bipolarità è un animale in agguato.
Peppe adesso è un pinguino timido. Ma sulla luna ci tornerà presto. Senza Anna.
blu cobalto e schiuma di nulla
io non sono mai riuscita a tuffarmi. mi hanno sempre presa in giro per questo.
anche se devo fare un tuffo da un metro di altezza mi accovaccio tutta e goffamente cado di culo o di pancia, a peso morto e col cuore a tremila.
il terrore di non tornare a galla, la boccata d'aria infinita quando riemergo col sole negli occhi. nuoto rapida a riva, perchè sono salva. terra.
ancora oggi mi sporgo, guardo in basso. e ho paura.
perchè si dovrebbe lasciare la sabbia calda e soffice, rassicurante, per tuffarsi in blu cobalto e schiuma di nulla?
affondo i piedi nell'oro, ora. potrei annegare, dopo.
cambiereste qualcosa di infinitamente bello per andare incontro a qualcosa di cui non vedete il fondo?
eppure sapete che dovete farlo, prima o poi, perchè non tuffarsi è solo seppellire sotto una manciata di sabbia un'urgenza che è lì, e riemerge come uno scarafaggio.
state solo temporeggiando, lo sapete.
goffamente vi tufferete, sapendo già che molto probabilmente annegherete, e ironicamente lo toccherete, il fondo.
ma è la forza di gravità, e non potete farci proprio nulla.
You don't have to stray
The oceans away
Waves roll in my thoughts
Hold tight the ring...
The sea will rise...
Please stand by the shore...
Oh, oh, oh, I will be...
I will be there once more...[Pearl Jam -
Oceans]
vicoli ciechi
Cerco di focalizzare nella mia mente la morte di N. e continuo a ripetere quelle parole fra le labbra, come se una vita potesse risolversi in due muscoli che si muovono e un po' di fiato fra due corde vocali. Un soggetto, un verbo: la struttura di frase più semplice che ci sia.
N. è morto.Anche un bambino potrebbe capirlo.
Eppure non posso rassegnarmi all'idea che il confine fra due strade possa essere determinato da un sì o un no, da un bacio dato o non dato, da un posto in un letto che non c'era.
E' inutile opporre resistenza: la mia mente non può smettere di immaginare che. di pensare che. a quest'ora sarei potuta essere la fidanzata affranta. a quest'ora sarei potuta essere lì a grattare le unghie sull'asfalto.
Non puo' essere tutto ridotto a mancate intersezioni di attimi.
Abbiamo giocato a nascondino col tempo, io e N., a lungo, arroganti, ignoranti. Pigri, rimescolavamo le carte nel mazzo. Tanto prima o poi. Prima o poi la telefonata arriva, prima o poi capitiamo alla stessa festa, magari ci incontriamo al matrimonio di G, entrambi liberi. Ma il tempo in questo caso è stato benevolo? Non abbiamo vissuto, è vero. Ma ora io non sono lì a bagnare di lacrime la sua pelle ancora più bianca. Non ho scatoloni di roba da bruciare per dimenticare. Ho una manciata di SMS e un paio di fotografie. E sono qui a domandarmi. quante strade a quel bivio. quanti bivi ogni istante. quanti vicoli ciechi.
Ti ricordo a quindici anni. Ti ricordo alla laurea di G., che ti rincorrevo e tu stavi tutto il tempo dietro a L.Io ti ricordo in foto la prima volta. Poi ricordo una tua carezza e il tuo sguardo dietro un finestrino. Ti ricordo scomparire in un ascensore.
Buon viaggio N.