- Rivederti è sempre un’emozione.
Le tue mani solcano la sabbia, scolpendo simboli femminini fra cui il mio sguardo si perde, evitando accuratamente il tuo.
- Anche per me è così…non ho più risposto al tuo messaggio, ma lo sai, no? Anche per me è così. Tutte le volte.
- Mh.
- Sei felice?
- Non lo so. Credo di sì.
- …..
- Sai, non è facile essere felice quando hai la consapevolezza di non essere mai stata veramente amata da nessuno.
- Io ti ho amata.
- Non è vero.
- Beh, se per amore intendi vivere un rapporto tradizionale, vivere la quotidianità…beh quello no, ma…
(rido)
- Non è vero, e lo sai. Se mi avessi amata veramente ci avresti provato. Un innamorato per lo meno ci prova, anche se sa in partenza che sarà impossibile. Ma ci prova. Come ho fatto io. Non mi hai mai amata veramente.
- ….
- Hai fatto l’amore? Com’è stato?
- Sono diventata lesbica.
- Ah.
- …
- …
- Ci avevi creduto.
- Beh…sì
- Confortante, direi.
(sorridiamo)
- Pensavo…ce l’hai ancora il quadernino verde?
(sorridi)
- Certo. Lo porto sempre con me, nella borsa che porto in studio.
- Ah. … Mi piacerebbe rileggerlo. …Per vedere quanto ero stupida allora.
(sorridi, sorrido)
Ti racconto di mio padre e nascondo i miei occhi salati dietro le lenti scure. Sei lontano, in superficie, e io sono una sub d’abitudine, ormai.
- Ti si sono dimagrite le tette. Avevi delle tette perfette.
- E ce le ho ancora. Sono solo ingrassata io, e quindi le tette si notano di meno.
Ti racconto di quanto sono cambiata e tu sei la seconda persona a cui cerco di parlare di quando i miei paletti si sono incrinati, all’improvviso. Di come ho fatto entrare il mondo attraverso gli occhi e ora non sono più capace di trovare l’interruttore e abbassare le tende, e riposare. Vorrei raccontarti dei semafori che non ci sono più e degli incroci senza precedenza, e cerco le parole per raccontarti il mio cuore come porta girevole. E dell’ansia, avrei voluto parlarti dell’ansia che mi assale in acqua, all’improvviso, e mi toglie forze e fiato aggrappata al mio petto. Ma non lo faccio, alla fine. I tuoi piedi poggiano su sabbia calda, i miei cercano, agitandosi, il fondo.
- A me non sembri tanto cambiata. Eri già molto matura per la tua età, allora.
- ….
E le tue battute non fanno più così ridere, e il tuo mondo, che mi era sempre sembrato piccolo ma rassicurante, ora mi sembra davvero troppo piccolo e non ci stanno la Norvegia, la Spagna, Pisa, flickr, Roma, la fotografia, i libri, i viaggi, la Liguria, le mostre, le persone-sorpresa, i concerti. Non c’è curiosità nelle tue parole, non c’è mare aperto ma puzza d’acqua stagnante dalla superficie calma e dal fondo detritico.
D’improvviso, negli occhi.
- Quanta dolcezza, Marì. I tuoi sono in assoluto i ricordi più dolci della mia vita. Non ho mai conosciuto la dolcezza che ho trovato nel tuo sguardo, quando mi guardavi e quasi piangevi dall’emozione.
E io vorrei dirti che quella dolcezza l’hai tirata fuori tu, con le tue mani fra le mie gambe. E da allora fa parte di me. Ma non basta mai, e adesso la rispedirei al mittente volentieri in cambio di un paio di occhi di mistero e un culetto taglia 40.
E speravo di trovare la serenità su cui mi accoccolavo fra le tue parole al telefono, e invece mi stringono i polsi le tue verità ben costruite per giustificare la tua felicità di provincia.
- Non mi sembri così cambiata.
Ah.
